La vita a dieta è brutta, ovvero le disavventure di una quasi 35enne
Tra 10 giorni compirò 35 anni.
Penso di poter ufficialmente affermare di essere diventata grande.
Ma parliamoci chiaro: l'età è solo una cifra sulla carta d'identità se ti guardi allo specchio e ti piaci. Innegabile, la zona del contorno occhi tradisce e mostra le odiose rughette. Voglio sempre raccontarmi che si sono inspessite perché rido tanto e questo me le fa guardare con meno odio. I destinatari del più profondo, viscerale e furente odio sono invece i jeans che si sono inesorabilmente ristretti. Loro. Non sono io ad essermi allargata. È evidente che questa scusa regga meno e quindi come ogni anno, anzi, in realtà come ogni semestre (la seconda occasione capita a ridosso delle vacanze e della tanto temuta prova bikini), è giunto il momento in cui dichiaro di essere a dieta.
Lo dichiaro proprio. Perché il mondo deve sapere che non può invitarmi a cena, a mangiare la pizza oppure per l'aperitivo. Soprattutto lo dichiaro a me stessa. Così ho stampato lo schema settimanale della dieta e l'ho messo in bella vista dentro il cesto in cui sono raccolte le cioccolate e le caramelle della calza della Befana.
Ieri è stato il primo giorno. La penitenza.
Dopo un fine settimana lungo di cene fuori, compleanni e serate "divano, Netflix e schifezze", il pranzo è stato a base di yogurt e mela. Perché te lo devi ricordare. Ti devi pentire. Così la prossima volta che esageri con i carboidrati o con i grassi saturi ci rifletti bene, cento volte: ne vale davvero la pena? La risposta è sì. Mestamente accetti il regime alimentare e muta.
Alla prova della penitenza di ieri, durante il primo giorno, si sono sommati una serie di sfortunati eventi. Da brava quasi 35enne in lite con lo specchio, sono andata in palestra la sera; al rientro in casa, sul pianerottolo del portone, mentre tentavo con il borsone a tracolla di accendere la luce, ho urtato il vaso di fiori spelacchiati che la vicina si ostina a tenere sulle scale. Spelacchio de' noantri ha pensato bene di caracollare giù dalle scale spargendo terra ovunque. Dopo un paio di anatemi nei confronti della vicina e di tutta la sua progenie, mi sono dovuta rassegnare all'idea di dover ripulire. Siccome però che qualche turba mi accompagna da sempre, ho ritenuto necessario, a quel punto, pulire tutte le scale del palazzetto. Per fortuna che sono solo tre piani.
Una volta finito, mi sono infilata sotto la tanto desiderata doccia, ma proprio tra la fase dello shampoo e quella del balsamo, l'acqua rallenta gradualmente di flusso fino a scomparire tra i fori del soffione. Esco e, come prima reazione, mando un Whatsapp di SOS disperato. Come se ci fosse qualcuno nella rubrica in grado di ridarmi l'acqua. Decido quindi di chiamare gli operatori di Acea che con rassegnata flemma mi rispondono "lo sappiamo, c'è stato un grosso danno in centro storico e hanno chiuso l'acqua a tutto il vicinato per intervenire sul guasto. Entro domani sarà risolto". Come domani? Io ho i piedi gelati adesso. Mi asciugo alla bene e meglio e mi introduco nel pigiama puffato anti violenza sessuale. Vorrei affogare i dispiaceri della giornata nel barattolo del crunchy burro di arachidi. Ma si riaffaccia alla mente prospettiva della cena del primo giorno di dieta, con petto di pollo e belghe alla piastra. La vita è bruttissima a dieta. Pensateci bene la prossima volta che ve ne infischierete di ingrassare.

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